mercoledì 9 maggio 2018

I rifiuti elettrici

Lo sviluppo della tecnologia ha portato ad una crescita anche di quelli che sono i rifiuti elettrici, questi  non sono considerati come dei rifiuti speciali, come quelli che vengono smaltiti da Nieco che offre sul proprio portale www.nieco.it  anche numerosi consigli su come funzionano le varie pratiche di smistamento.
I rifiuti elettrici anche quindi uno specifico smaltimento, la prassi prevede che questi vengano portati nelle discarica, ma molto spesso vengono accumulati in casa o ancora peggio lasciati per strada andando quindi a provocare numerosi danni all’ambiente.
I rifiuti elettrici vengono classificati con la sigla RAEE (Rifiuti di Apparrecchi elettrici ed elettronici), una categoria che al proprio interno prevede tutti quei prodotti che hanno bisogno dell’energia elettrica per il proprio funzionamento e presentano delle componenti che sono difficili da smaltire come; trasmissioni, amplificatori e batterie.

Come effettuare lo smaltimento dei rifiuti elettrici

La raccolta dei rifiuti che presentano delle componenti elettriche  viene fatto da ditte specializzate che usano degli specifici macchinari. che stanno attenti soprattutto a quelle che sono le sostanze pericolose come ferro, acciaio e alluminio.
 Quindi il primo passaggio nella gestione dei rifiuti RAEE prevede che questi vengano messi in sicurazza,poi questi vengono smontati le varie componenti e poi avviene il recupero dei materiali.
Nello smaltimento dei rifiuti elettrici ci sono numerose agevolazioni, grazie a delle normative come il decreto del Ministero dell’Ambiente che permette a chi acquista un elettrodomestico, nei centri convenzionati  che aderiscono alla normativa, di lasciare quello vecchio e sarà il negozio ad occuparsi in tutto e per tutto dello smaltimento.

Riciclaggio rifiuti elettrici

I materiali elettrici possono anche essere riciclati, ma per fare questi passaggi è necessario avere degli impianti specializzati  dove vengono separate le varie componenti e rimosse quelle che risultano pericolose, in modo poi da certificare la trasformazione e riutilizzare i prodotti.
Al mondo esiste una grande quantità di rifiuti elettrici, questi vengono catalogati su circa le 20 tonnelate ed quindi molto difficile smaltire una quantità tale per questo è molto importante effettuare il riciclaggio.
Con il riciclaggio dei rifiuti elettici si possono apportare numerosi vantaggi anche per quello che riguarda l’ambiente.
Il riciclaggio porta:

  • 3 milioni  di tonnellate  in meno di emissioni di C02
  • Un grande risparmio di energia elettrica
  • Il riutilizzo di 3 tonnellate di materiale elettrico  con un vistoso risparmio economico
  • Recuperare oltre 300.000 tonnellate di materiale

Finito il processo di riciclaggio avviene sempre il test del funzionamento delle apparecchiature e poi rimessi sul mercato, in modo da essere anche rivendute.







giovedì 22 marzo 2018

Come diventare consulente sulla gestione rifiuti

La consulenza sulla gestione rifiuti per le aziende è tra le professioni più richieste degli ultimi tempi. Complici normative sempre più complesse e difficoltà sempre maggiori da parte delle imprese nello smaltimento e nella gestione stessa dei rifiuti prodotti, il consulente è un validissimo aiuto soprattutto in settore specifici come l’edilizia, la sanità, l’agricoltura, la metallurgia e così via. Consideriamo che i rifiuti prodotti dalle aziende sono considerati speciali e spesso classificati come pericolosi, pensiamo ad esempio a quelli edilizi o sanitari, e di conseguenza necessitano di una gestione e di uno smaltimento che avvengano secondo procedure precise e corrette. Il consulente, in questo senso, è proprio colui che aiuta l’azienda nell’organizzazione della gestione dei rifiuti, controllando che la normativa venga applicata in modo corretto e preciso.

Il test di ammissione per i consulenti

Ci sono diverse tipologie di consulenti, a seconda della specializzazione e dei compiti che vengono svolti. C’è chi, ad esempio, si occupa della gestione, chi della decontaminazione, chi svolge questo ruolo come dipendente di un’impresa e chi, nella maggior parte dei casi, è un professionista esterno specializzato sul tema e regolarmente iscritto all’apposito albo. Per diventare consulente, infatti, occorre essere abilitati e quindi essere ritenuti idonei attraverso un esame, che consiste in un test multiplo su domande di carattere generico e specifico. L’idoneità non è eterna, ma va ripetuta e verificata ogni cinque anni così da mettersi continuamente alla prova. Può fare l’esame ogni cittadino italiano o extracomunitario diplomato.
Il test viene regolarmente pubblicizzato su internet, tramite l’albo dei gestori ambientali, per sostenerlo va versata anche una piccola quota per l’iscrizione, pari a 90 euro, iscrivendosi direttamente alla Camera di Commercio. L’esame dura un paio di ore e funziona esattamente come tutti i test a risposta multipla. In caso di superamento viene rilasciato un attestato che abilita alla professione e si viene iscritti in automatico all’albo nazionale dei gestori ambientali, consultabile anche online.

Una figura professionale innovativa

Si tratta, quindi, di una figura competente sulla gestione e l’organizzazione dei rifiuti aziendali, che rappresenta un punto di riferimento importante per le imprese e che monitora attentamente – e con precise responsabilità – la questione rifiuti aziendali. Un professionista serio che sta assumendo via via sempre maggiore importanza nelle politiche sui rifiuti e che sta comportando anche una progressiva rinnovata attenziona da parte del mondo imprenditoriale per questo settore. Oggi, infatti, esistono società specializzate nella consulenza sulla gestione rifiuti, come Nova Ecologica, che offrono servizi molteplici e di alta gamma nel settore consultabili anche su NovaEcologica.it.

martedì 20 marzo 2018

Modello ICRIC (invalidità civile): adempimenti in caso di decesso del titolare

La morte è un evento traumatico che segna molto più chi sopravvive, non solo emotivamente ma  anche per tutto il carico di burocrazia che si materializza subito dopo aver superato l’ondata di dolore e sofferenza per la perdita. A seconda delle situazioni, è necessario svolgere alcuni adempimenti relativamente allo stipendio o pensione percepita dal defunto che ne era titolare e alla tipologia di retribuzione o pensione (reversibilità, invalidità civile, invalidità militare e così via).  In fin dei conti, avere a che fare con le agenzie funebri a Roma o in qualsiasi comune italiano è il problema minore, soprattutto se si tratta di agenzie rinomate e di esperienza come la Cattolica San Lorenzo. Le difficoltà subentrano quando si ha a che fare con le amministrazioni pubbliche; ma l’importante è essere informati e sapere cosa fare e come muoversi. Uno di questi casi riguarda gli adempimenti in merito alla pensione di invalidità civile di cui il defunto era titolare.

Cos’è il modello ICRIC

La pensione di invalidità civile viene richiesta all’INPS tramite apposito modulo: il modello ICRIC (Invalidità Civile Ricovero) che attesta il grado di invalidità e l’eventuale indennità di accompagnamento nonché indennità di ricovero presso una struttura pubblica – con la retta a carico, per intero, dello Stato (ad esclusione dei ricoveri per patologie).
Il modello ICRIC è, dunque, una dichiarazione che serve all’INPS per la verifica delle condizioni di indennità e la permanenza dei requisiti amministrativi – secondo legge – per poter riconoscere l’erogazione della prestazione economica relativa alla condizione di invalidità civile e, di conseguenza, ricalcolare, aumentare o ridurre l’importo dell’indennità di accompagnamento o dell’assegno sociale. I riferimenti normativi sono:
l’articolo 1 della legge n.662 del 23 dicembre 1996; e
la Legge n. 247 del 24 dicembre 2007.

Adempimenti in caso di invalidità civile del defunto

La circolare INPS 2535/2017 stabilisce che la comunicazione dei redditi all’INPS spetta anche a coloro che si trovano in condizione di presentare le cosiddette dichiarazioni reddituali brevi relative alle dichiarazioni di decesso, espatrio o rinuncia alla pensione di invalidità.
La dichiarazione breve di decesso può essere presentata dagli eredi solo nel caso in cui il decesso sia avvenuto in una data precedente l’anno di reddito richiesto. In caso contrario, qualora non ci fosse la suddetta condizione,  gli eredi legittimati a dichiarare per conto del de cuius devono presentare una regolare dichiarazione reddituale a tutti gli effetti.

Quanto costa la cremazione degli animali

La cremazione degli animali è oggi un’usanza molto diffusa anche in Italia. Tuttavia, le associazioni animaliste denunciano spesso prezzi troppo elevati e poca regolamentazione. Cosa fare allora? Come possiamo regolarci per capire, nel caso ci sia necessario, come procedere e a quali prezzi, per la cremazione cani a Roma? Sicuramente possiamo rivolgerci a degli esperti del settore come Cattolica San Lorenzo o visitare il sito aziendale www.funeraliroma.it per avere qualche informazione tecnica e ben precisa sul tema. In ogni caso, vediamo assieme quanto costa o almeno quanto dovrebbe costare la cremazione degli animali e com’è la situazione effettiva in Italia.

I cimiteri per gli animali in Italia

Nel caso in cui, purtroppo, ci troviamo ad affrontare il decesso del nostro cane, dobbiamo sapere che la sua sepoltura ha regole ben precise nel nostro Paese. Innanzitutto, ma questo dovrebbe essere superfluo sottolinearlo, è vietato abbandonare il corpo senza vita del nostro animale tra i rifiuti o sulla strada. Ci sono soltanto due alternative: la cremazione oppure la sepoltura in cimiteri appositi o nei terreni privati. La normativa generale in realtà è dell’Unione Europea, spettando poi alle ASL e ai Comuni la competenza di emanare regolamenti precisi validi in ogni territorio. Nel caso in cui, comunque, decidiamo per la sepoltura questa può essere fatta sia nei cosiddetti cimiteri per cani che in terreni privati, nel nostro giardino ad esempio, purché non ci siano falde acquifere e il cane non sia morto di infezione. Nel caso di un condominio, ci servirà il consenso condominiale. I resti vanno poi isolati, così da metterli al riparo anche dall’aggressione da parte di altri animali che potrebbero sentirne l’odore. Per la cremazione occorre rivolgerci a un’impresa funebre specializzata o al nostro veterinario e il procedimento avverrà secondo una burocrazia e una logistica ben precisa.

Cremazione cani, quanto costa

Arriviamo ora ai costi. Per la sola cremazione i prezzi minimi partono dai 50 euro, il certificato di morte costa invece almeno 30 euro. La cremazione singola costa ovviamente di più di quella comune. Anche il cimitero per animali costa, esattamente come per gli uomini. In questo caso si prevedono dei canoni di affitto ben precisi. Insomma, se consideriamo tutti gli annessi e connessi relativi alla morte del nostro amico a quattro zampe, una sepoltura degna può arrivare a costare anche oltre i 3000 euro, una cifra considerevole e, soprattutto, non proprio alla portata di tutti. L’unica strategia, quindi, è quella di informarci bene e valutare, preventivi alla mano, la migliore offerta per l’ultimo saluto al nostro cane.